Economia 21 Novembre 2018

Terza via per terzo settore


Ci sono naturalmente delle certezze. Per esempio, continua ad aumentare la diseguaglianza, la disparità tra ricchi e poveri, il divario che consegna sempre più ricchezza nelle mani di pochi. C'è la certezza di uno sviluppo tecnologico che sicuramente allevia la fatica, ma toglie anche posti di lavoro, costringendo a riorientarsi verso diverse attività professionali. C'è una diversa divisione globale del lavoro e della produzione, che causa crisi in settori tradizionali. Sì, queste dinamiche sono certezze che, insieme a molte altre, delineano orizzonti completamente nuovi ed esigono atteggiamenti diversi nella ricerca delle soluzioni. Ci sono entusiasti ottimisti come Rutger Bregman, che indicano nel reddito universale di base, citato nell'art. 25 della Dichiarazione Universale dell'Uomo e ripreso da molti economisti, la soluzione ottimale per un'efficace redistribuzione. Studiando il Mincome in Canada e il più remoto sistema Speenhamland, nato dopo la Rivoluzione francese, superando le criticità legate a quei particolari interventi sociali, Bregman traccia una direzione che sembra, in diversissime forme, essere ripresa e resa attuale nel dibattito politico contemporaneo. Anche in Italia, naturalmente con il reddito di cittadinanza o con le varie proposte più o meno alternative. Non vorrei entrare nel merito delle lunghe discussioni, a volte stucchevoli e non raramente colorate...

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