Torna la rivalutazione delle partecipazioni, stavolta anche quotate
Ritorna la rivalutazione delle partecipazioni (e dei terreni) con l’aliquota sostitutiva del 14% (aumentata al 16% secondo un emendamento odierno del Governo) da versare a partire dal 30.06.2023, ma questa volta la novità è l’estensione alle azioni di società quotate.
In origine la rivalutazione delle partecipazioni societarie e dei terreni, meglio rideterminazione del valore, fu introdotta con la L. 488/2001 (artt. 5 e 7). L’opportunità è stata poi prorogata di anno in anno e non sorprende, quindi, ritrovarla nella bozza di manovra di Bilancio per il 2023 (art. 26) anche a brevissima distanza dall’analoga misura di cui al D.L. 17/2022.
Diciamo subito che la rivalutazione è utile per ridurre le plusvalenze su terreni o partecipazioni possedute al di fuori del regime di impresa al 1.01.2023. Il vantaggio più evidente del provvedimento si ha per chi ridetermina il costo di acquisto subito prima di aver ceduto partecipazioni e terreni, azzerando così la plusvalenza.
Nel tempo il vantaggio si è ridotto: da un lato la rideterminazione comporta il pagamento di un’imposta sostitutiva sul valore rideterminato, che l’ultimo provvedimento indicava nel 14%, dall’altro l’imposta sul capital gain ordinariamente dovuta si è ridotta (26%).
La vera novità dell’ultima proroga risiede, pertanto, nella possibilità di utilizzare la rideterminazione anche per le partecipazioni in società quotate anche presso sistemi multilaterali di negoziazione (quale Euronext Growht Milan). Sembrerebbe, pertanto, che la rideterminazione sia possibile anche per i piccoli (e grandi) risparmiatori che si sono affidati al regime amministrato offerto dalle banche...