Troppi avvisi di liquidazione sugli affitti di ramo d’azienda
Il Fisco non se la prende più soltanto con i notai roganti, ma anche con le società e i loro rappresentanti, moltiplicando il numero di atti emessi e soggetti coinvolti. Come impostare la linea di difesa, evitando di fornire appigli ai verificatori.
Cruciale è la differenza tra affitto di azienda e affitto di immobile: l’azienda costituisce un’entità complessa di beni, destinata all’esercizio di un’impresa, con caratteristiche ed esigenze di natura economica, sociale e giuridica nettamente distinte da quelle di un immobile destinato ad attività commerciali (Cass. Civ., Sez. III, sentenza 10.05.1989, n. 2138). Se l’azienda non viene data in affitto, il Fisco può emettere avvisi di liquidazione, presumendo che il valore dell’azienda gestita in affitto sia composto in misura superiore al 50% dal valore normale dei fabbricati nei quali è esercitata l’attività. In tal caso, sempre secondo gli organi accertatori, si renderebbe applicabile la norma che prevede la tassazione dell’atto come locazione immobiliare e non più come affitto d’azienda, scontando pertanto l’imposta in misura proporzionale (all’1%) e non più in misura fissa. Si tratta evidentemente di una norma antielusiva, che intende contrastare il camuffamento di un contratto di locazione immobiliare sotto forma di affitto d’azienda (solo apparente), allo scopo di beneficiare del più favorevole trattamento ai fini dell’imposta di registro.
L’Amministrazione Finanziaria fonda le proprie pretese su presunte carenze nella redazione degli atti, laddove non è fornita l'esplicita individuazione, in termini almeno...