RICERCA ARTICOLI
Consulenza aziendale, commerciale e marketing 28 Settembre 2026

Un pezzo per volta

L’AI è una spada a doppio taglio: aiuta, accelera, semplifica. Ma se le deleghiamo il pensiero, il cervello si indebolisce. Serve usarla per ciò che consuma tempo, mai per ciò che richiede giudizio, esperienza e lucidità. Altrimenti, ogni giorno, perdiamo un pezzo di noi.

Un giorno, un assistito del nostro studio, il sig. Lorenzo de’ Medici, per tutti noi “il Magnifico”, ci ha riferito che non avrebbe mai firmato, insieme al fratello Giuliano, un contratto per una futura vendita senza prima averci chiesto di esaminarlo. In sostanza, voleva essere rassicurato che quell’accordo, redatto dal commercialista del suo futuro acquirente, non nascondesse insidie. Ha lasciato il documento ed è andato via. Nel pomeriggio, con i miei collaboratori, ci siamo seduti attorno al tavolo riunioni. Alla lettura dell’accordo siamo rimasti basiti: il testo era pieno di contraddizioni e sembrava il risultato di un semplice “copia e incolla” da ChatGPT. La scena era surreale: faccio fatica a credere che il collega l’abbia almeno letto. Parentesi da compilare, caratteri di dimensioni diverse, frasi in grassetto: tutto immacolato, esattamente come generato dall’AI.“Ecco, ci risiamo”, ho pensato, ricordando una nota sentenza del Tribunale di Torino. Con la decisione del 16.09.2025, il giudice ha rigettato un ricorso ritenuto infondato perché redatto con il supporto dell’AI, condannando la parte ricorrente anche per lite temeraria. Le eccezioni sollevate erano generiche, prive di fondamento e scollegate dagli atti impugnati. Il ricorso venne definito “un coacervo di citazioni normative e giurisprudenziali astratte, prive di ordine logico e in larga parte inconferenti”.Ho sollevato più volte dubbi sull’impatto dell’AI sul nostro...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.