Ho aperto un editor, ho scritto un prompt di poche righe e 10 minuti dopo avevo un'applicazione completa che guida i collaboratori dello studio nei controlli per la redazione del bilancio: per ogni sezione propone l'elenco dei controlli, raccoglie la spunta dell'operatore o la motivazione per cui un controllo non è stato fatto, e produce a fine percorso una scheda promemoria stampabile in pdf o esportabile in Excel. Il file è condivisibile e tiene memoria di chi ha controllato cosa.
Quel prompt era, in tutto e per tutto, una specifica. Definiva il destinatario (un collaboratore che conosce la contabilità, quindi non un principiante assoluto), il contesto (bilanci generati dal nostro gestionale), l'obiettivo (rendere il bilancio presentabile in assemblea), la struttura (controlli per sezione, con spunta o spiegazione), l'output (file condivisibile con scheda esportabile), il vincolo di esperienza utente (compilazione semplice ma efficace). 5 dimensioni in una manciata di righe. Quello che mancava al modello, e che ha riempito da solo, erano i dettagli implementativi: framework, archivio, formato file, layout. Quello che gli ho fornito era il metodo, il modo in cui funziona davvero uno studio.
Vitruvio, nel "De Architectura", distingueva 2 competenze dell'architetto: la "fabrica", l'esecuzione manuale, e la "ratiocinatio", il ragionamento metodico che precede e governa la costruzione. Senza ratiocinatio, scriveva, l'opera è cieca; senza fabrica, resta sulla carta. Per secoli il professionista delle costruzioni ha dovuto coltivare entrambe le competenze. Oggi, su un perimetro circoscritto di problemi, la fabrica è delegabile a un modello che programma. La ratiocinatio resta in capo a chi quel mestiere lo sa raccontare.
Il limite vero, dunque, è di pensiero. Se non so elencare a parole quali controlli un collaboratore deve fare prima di consegnare un bilancio, il modello non potrà inventarseli al posto mio. Se i controlli che descrivo sono generici (riconciliazione bancaria, verifica fondi rischi, controllo del patrimonio netto), avrò un'app generica. Se sono articolati e nascono dal modo in cui lavora davvero il mio studio, avrò un'app che incarna quel metodo. Il prompt è uno specchio: restituisce la qualità del pensiero che gli abbiamo messo dentro.
Per anni il punto critico per il professionista è stato saper usare lo strumento: il foglio elettronico, il gestionale, il portale dell'agenzia. Lo scenario attuale ribalta la sequenza. Lo strumento lo costruisce il modello, a partire da quello che gli si racconta. La domanda diventa quanto bene si conosca, e si sappia descrivere, il lavoro che si fa. Davanti al foglio bianco prima del prompt non c'è più scampo: è lì che si vede chi ha un metodo.
