Dal precetto biblico a oggi, in dieci o quindicimila anni l’idea di proprietà è rimasta praticamente invariata, tanto quanto i suoi aspetti materiali identificabili con il possesso di un bene: ho un panino, quindi lo posso mangiare, rivendere, scambiare, donare, ecc.; il mio panino è mio a tutti gli effetti; escludo il resto del mondo dal mio panino. Questo modo di ragionare ha attraversato civiltà, religioni e rivoluzioni, senza che le carte di credito né i soviet del popolo siano riusciti a intaccarlo più di tanto. Dove non arrivarono Attila e gli unni, né teorie ardite come la relatività parziale di Einstein o il genio di Leonardo, ci sta pensando però il web a segnare la nuova, vera linea d’ombra.
Il paragone panino-telefonino ci fa capire meglio questo concetto: da una parte, la mia foto sul mio smartphone è al tempo stesso mia e del mondo intero, essendo facile (e lecito) condividerla anche con un perfetto sconosciuto, semplicemente “postandola” sul web; dall’altra parte, il mio smartphone avrà un abbonamento con un operatore che a sua volta godrà (per contratto) di ampio accesso alle mie foto, ai miei indirizzi, file, password, spostamenti, acquisti on-line, eccetera; da un’altra parte ancora, le app, il sofware, i files del mio smartphone mi appartengono solo fino a un certo punto e se smettessi di pagare l’abbonamento, rimarrei con niente in...