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Gestione d'impresa 10 Gennaio 2019

Valutazione dei carichi di lavoro della struttura


Entrando nelle logiche organizzative e produttive di studi e aziende, una delle dinamiche che più mi affascina, per portata e frequenza, è la legge di Parkinson. Pubblicata sul “The Economist” nel 1955, prende il nome dal suo padre intellettuale ed esprime che il lavoro si espande in funzione del tempo disponibile. In altre parole, c'è una naturale tendenza umana a utilizzare tutto il tempo a disposizione per svolgere le proprie mansioni. Immaginate di avere un'ora di tempo per rispondere a 3 e-mail. Probabilmente, l'ora verrebbe completamente esaurita nel pensare alla risposta perfetta, rileggendo, cancellando… Pensiamo ora di raddoppiare il carico di lavoro: 6 e-mail, ma senza aumentare le risorse temporali allocate. È fattibile? Probabilmente si, se le e-mail fossero 20, tuttavia, la maggior parte di noi troverebbe la mansione impossibile da gestire per risorse insufficienti (poco tempo). Interessante, ma che implicazioni ha sul buon funzionamento di un'entità produttiva? È molto semplice: la legge di Parkinson si traduce nell'ambito dei carichi di lavoro ed è spesso sul podio tra le principali cause di inefficienza. Carichi di lavoro ridotti rispetto alla reale capacità produttiva delle risorse, infatti, determinano la dilatazione dei tempi di lavoro e di conseguenza dei costi. A parità di ricavi, costi dilatati si traducono in un'erosione del margine economico e...

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