Il disegno di legge Bilancio 2020 dimentica le merendine ma propone la “sugary drinks tax” ossia l’imposta sulle bibite.
La tassazione delle bevande con zuccheri aggiunti non è una novità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in diversi interventi, ha invitato i governi a introdurre politiche atte a ridurne il consumo, allo scopo di ridurre obesità e prevenire malattie non trasmissibili. L’esortazione è a prevedere imposte che assicurino un incremento di entrate ma consentano nel contempo una maggiore tutela della salute, che si tradurrebbe anche in una minore spesa pubblica sanitaria. Che simili politiche comportino i benefici enunciati non è affatto certo, ma diversi sono i Paesi dove sono tassate le bevande analcoliche o poco alcoliche, che superano una certa soglia di zuccheri, per esempio Gran Bretagna, Francia, Norvegia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Belgio, Finlandia, ma anche Messico, Cile, Brunei, Barbados.
In Italia la sugary drinks tax fa capolino nel D.d.l. al Bilancio 2020 all’art. 82, dove è prevista l’istituzione di un’imposta sul consumo di bevande analcoliche aventi un titolo alcolometrico inferiore o uguale a 1,2% in volume e edulcorate con qualsiasi sostanza, di origine naturale o sintetica, in grado di conferire sapore dolce.
L’obbligazione tributaria sorge e diviene esigibile all’atto della cessione nel territorio dello Stato, anche a titolo gratuito, da parte del fabbricante nazionale o del soggetto nazionale che provvede al condizionamento. E proprio tali soggetti (fabbricante e...