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Gestione d'impresa 08 Giugno 2022

Venghino, venghino, ho per voi l’elisir di lunga vita!

La parola “vendita” ancora non è stata sdoganata da vecchi retaggi del passato. Molti consulenti ritengono che “vendere” non sia consono alla loro professionalità. Poi, però, hanno bisogno di clienti. E se non sanno “vendere”, come fanno?

Qualche giorno fa ascoltavo un informatico che dissertava sul mondo delle criptovalute e ad un certo punto afferma: “...in questo mondo non regolamentato si possono fare elevati guadagni; quindi, ci si sono buttati i venditori e hanno cominciato ad allestire le trappole per i gonzi, proponendo veloci arricchimenti, metodi “Ponzi”, e altri raggiri simili online”. Mi chiedo: perché mai usare il termine “venditori”? Doveva dire truffatori, ladri, delinquenti. Non venditori. Sarebbe come dire che, siccome le aziende devono sottostare ad una miriade di leggi fiscali ingarbugliatissime, allora sono arrivati i commercialisti che gli rubano i soldi non versando tasse e imposte e fuggono all’estero quando i clienti se ne accorgono. Il venditore e il commercialista, come il meccanico o l’insegnante, sono professioni serie e oneste. Il delinquente lo troviamo ovunque, in ogni categoria c’è sempre la pecora nera, ma non per questo si deve allargare il reato a tutta la categoria. E il saper “vendere” è una qualità in più, come saper preparare un bilancio o aggiustare una moto, che può essere utile a chiunque. Invece i venditori sono quelli che “vendono frigoriferi agli eschimesi”, che vendono “fumo” (peraltro molto apprezzati nei dintorni di qualche stazione o parco pubblico…), creando sempre questo assurdo sillogismo che “saper...

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