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Gestione d'impresa 26 Novembre 2021

Verso un “garbato disaccordo“ e i suoi benefici

Sono numerose le ripercussioni che nascono dal veto della conflittualità e dello scambio di opinioni. Oltre al danno finanziario sono in serio pericolo il coinvolgimento e il controllo dei collaboratori. Ma non è tutto.

Il diverbio è visto solitamente come un’azione sgradevole e impegnativa. Le differenze sono spesso condannate a prescindere. Piuttosto che affrontare un conflitto ed esprimere dissenso, soprattutto con un superiore, si preferisce prendere tempo e destreggiarsi, ma più di ogni altra cosa rimanere nell’amata zona comfort. Da questo punto di vista viviamo in un mondo estremamente pacifista. Se discutiamo, tendiamo sempre a cercare un chiarimento successivo per ridare serenità. In realtà, la reticenza e l’inerzia caricano l’azienda di spese nascoste che smorzano le prestazioni e minano la stabilità interna. Esse guastano il morale, l’impegno, le relazioni, il patrimonio e le tempistiche di realizzazione dei progetti. Questa “cultura del silenzio” dura da decenni in molte realtà e ha portato a condannare il dissenso, spesso coprendolo con uno smisurato uso del politicamente corretto. Avere opinioni discordi è motivo di rallentamento nello sviluppo decisionale. La scambievolezza intrinseca a una discussione viene annullata e l’accrescimento derivante dalle differenze intellettive è interrotto sul nascere. Lagnarsi, tramare e spettegolare sono indici di un ambiente di lavoro poco incline a promuovere il dialogo che nutrono di stress e fomentano malesseri, aumentando infortuni, apatia e disturbando il lavoro di gruppo. La soluzione migliore è quella di creare un ambiente...

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