Cosa viene prima? La salute dei cittadini o il lavoro dignitoso che mantiene le famiglie? Il percorso della crescita di fronte a una svolta che possiamo tranquillamente definire epocale.
Un operaio dell’Ilva dichiara: “Ogni giorno vado in fabbrica e avveleno la mia famiglia. Eppure devo farlo”. In altri contesti sarebbe un vicolo cieco, una situazione apparentemente senza uscita che confina con la schizofrenia. Ma qui c’è un caso concreto ed estremamente emblematico, non solo del dramma di tante famiglie, ma delle svolte (che possiamo concederci di chiamare epocali) a cui assistiamo attraverso casi isolati, che però raccontano gli effetti di un fenomeno che ha uno sviluppo molto più vasto e profondo. Con varie sensibilità nell’affrontarlo, il dilemma lavoro/salute (e il correlato sviluppo/ambiente) diventa un nodo centrale dell’oggi e sicuramente anche del domani. Cosa viene prima? La salute dei cittadini o il lavoro dignitoso che mantiene le famiglie? Come si possono far convivere? In che misura si possono contenere gli effetti negativi di certe produzioni e dell’incuria negli smaltimenti, e favorire una occupazione sostenibile che porti sviluppo?
Nell’intricato gioco della globalizzazione non sono entrati solo settori a basso impatto come possono essere il tessile o quelli più avanzati dei servizi, settori che tutti i Paesi in via di sviluppo si contendono. Si sta ricomponendo la mappa dell’industria pesante, nonostante gli alti costi di trasporto. Paesi a forte opinione pubblica e coscienza ambientale stanno selezionando le tipologie produttive, per renderle...