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Consulenza aziendale, commerciale e marketing 16 Maggio 2026

A che punto siamo? Il 2026 non perdona chi resta indietro

Il mercato del lavoro ha già scelto. Ora tocca ai professionisti. I dati non lasciano spazio a molte interpretazioni: secondo Linkedin Skills on the Rise 2026, l'intelligenza artificiale è la competenza a crescita più rapida in Italia e in tutta Europa.

L'intelligenza artificiale non è una skill tecnica riservata agli ingegneri del software, ma una competenza trasversale che ridisegna la job description, percorsi di carriera e piani formativi. Anche, e soprattutto, nelle professioni ordinistiche. E qui nasce la prima domanda: pensate che il vostro studio possa restarne immune?

Dove siamo oggi - Partiamo dai numeri, perché i numeri dicono la verità anche quando non fa piacere sentirla. Il 65% dei commercialisti italiani usa già strumenti AI, lo certifica la ricerca Errepi Software con Odcec Firenze, marzo 2026. Ma la vera domanda non è quanti li usano, ma come li usano. Secondo la Fondazione nazionale dei Commercialisti (dati al Congresso di Genova, ottobre 2025) solo il 34,1% degli studi li impiega in modo competente ed efficace. Se guardiamo in prospettiva, entro 3 anni quella percentuale salirà con buona probabilità al 71,9%. Dunque, è questo il momento giusto per agire. Chi aspetta sarà costretto a recuperare in fretta e con meno possibilità di gradualità nell’inserimento in studio di questi strumenti.
L'impatto è già misurabile: l'84% degli studi rileva effetti positivi e il 63% indica il risparmio di tempo come beneficio principale (Osservatorio Professionisti Zucchetti 2025). Per i consulenti del lavoro il dato è ancora più netto: la formazione AI è correlata a una produttività raddoppiata (4cportal.ai, 2026). Non "migliorata". Raddoppiata.

Il problema non è la tecnologia - Il nodo vero non è capire come funziona un modello linguistico, ma è capire perché l'intelligenza artificiale sta diventando un abilitatore di soft skill strategiche e cosa significa questo per datori di lavoro e consulenti. LinkedIn lo dice esplicitamente: accanto all'AI, le competenze in maggiore ascesa nel 2026 sono data-driven decision making, cross-functional collaboration e process optimisation. Non basta saper usare uno strumento: serve saper leggere i dati che produce, saper collaborare trasversalmente, saper ottimizzare i processi che abilita. L'AI non sostituisce il ragionamento strategico, lo amplifica, a condizione che chi la usa abbia già sviluppato quelle capacità.
A livello globale, il 70% dei lavoratori usa già AI nel proprio lavoro, con uno scarto generazionale netto: 82% della Gen Z contro il 52% dei baby boomer (ricerca su 3.000 manager in 30 Paesi, 2026). I collaboratori più giovani del vostro studio probabilmente ci lavorano già. Quindi, le vostre job description e i vostri piani formativi lo rispecchiano?
Il Cndcec ha scritto nella propria Guida Operativa qualcosa che vale come bussola: "I commercialisti che sapranno utilizzare efficacemente l'intelligenza artificiale probabilmente sostituiranno quelli che non lo faranno". Non è una provocazione retorica. È la lettura lucida di un cambiamento strutturale già in corso.

Cosa fare ora? Ecco 3 mosse concrete:
- mappate le competenze AI nel vostro studio. Non per fare un inventario tecnico ma per identificare i gap formativi reali. Chi usa già automazione documentale? Chi non ha ancora toccato nulla? Il piano formativo parte da questa mappatura;
- aggiornate le job description. La capacità di lavorare con strumenti AI va esplicitata come requisito, non come plus opzionale. Il mercato si è già aggiornato; le vostre schede ruolo devono seguirlo;
- presidiate il quadro normativo. Dal 10.10.2025 è in vigore la L. 132/2025 di recepimento dell'AI Act europeo. Dall'agosto 2026 scattano gli obblighi di audit trail e trasparenza per sistemi AI ad alto rischio. La responsabilità professionale non si delega a un algoritmo.
Il mercato AI in Italia ha raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2024, +58% (Osservatorio AI Politecnico di Milano). La traiettoria non rallenta: il 2026 è l'anno in cui chi non ha ancora integrato l'AI inizia concretamente a vedersi superare e chi la usa bene. Non lavora di meno, lavora molto meglio e produce di più.