Quando si parla di organismi per la parità, si fa riferimento a delle “sentinelle” istituzionali nate per combattere le discriminazioni e promuovere la parità di trattamento tra le persone. Nel nostro paese, il panorama di questi soggetti pubblici si presenta alquanto variegato: si va dal Dipartimento per le Pari opportunità all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), passando per le Consigliere di Parità, i Consiglieri di Fiducia e Comitati vari.Un coacervo di istituti, spesso privi di un’unica regia e nei quali le competenze si sovrappongono o, al contrario, aprono dei vuoti normativi che lasciano il cittadino disorientato.Accanto a questi problemi di carattere organizzativo, ve ne sono altri di natura politica come la scarsità di fondi o la mancanza di indipendenza, e poi dei limiti normativi che attribuiscono a questi organismi funzioni meramente consultive o conciliative, senza alcun potere sanzionatorio o una reale capacità di agire in giudizio. È del tutto evidente che se un ufficio può solo raccomandare o segnalare, la sua forza deterrente nei confronti di chi discrimina (aziende ed enti pubblici) è ridotta ai minimi termini.Un quadro così negativo, tuttavia, potrebbe segnare a breve un netto miglioramento grazie all’attuazione di 2 direttive europee, la n. 1499 e la n. 1500/2024, la cui scadenza è prevista per il 19.06.2026.Questi 2 atti gemelli, infatti, nel fissare alcune norme minime per il funzionamento degli organismi in...