Accantonamenti Tfm: quando il costo regge al controllo
La deduzione per competenza del trattamento di fine mandato non dipende da formule automatiche, ma dalla capacità della società di provare anteriorità dell’atto, misura ragionevole e coerenza con la propria struttura economica.
Nel Tfm il nodo critico non riguarda l’accantonamento in sé, bensì la sua sostenibilità fiscale. La società può prevedere una remunerazione differita per l’amministratore, ma deve dimostrare che il diritto sia sorto prima dell’inizio del rapporto, che l’importo sia determinato e che la misura sia proporzionata alla propria realtà economica.L’Amministrazione Finanziaria ha più volte tentato di attrarre l’accantonamento nell’orbita del trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti, assumendo come parametro il limite dell’art. 2120 c.c. La giurisprudenza di legittimità ha tuttavia respinto tale assimilazione, chiarendo che il Tfm non costituisce un surrogato del Tfr, ma una componente autonoma della remunerazione dell’amministratore, da valutare alla luce del mandato, della struttura societaria e della realtà economica dell’impresa.La deduzione per competenza non scaturisce dalla mera iscrizione del fondo, ma dalla corretta genesi del diritto dell’amministratore all’indennità. Gli artt. 17, c. 1, lett. c) e 105 del Tuir costruiscono una sequenza rigorosa. Occorre un atto scritto, munito di data certa, anteriore all’inizio del rapporto e idoneo a determinare l’importo spettante. Quando questa sequenza manca, il costo non viene meno, ma arretra sul piano temporale e diventa deducibile soltanto al momento dell’effettiva corresponsione, ai sensi dell’art. 95, c. 5 del Tuir.L’anteriorità dell’atto assume quindi una funzione di...