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Diritto 10 Giugno 2020

Accertamenti bancari e inefficacia di giustificazioni inconferenti

La giustificazione delle movimentazioni emerse da indagini finanziarie deve essere dotata dei requisiti di analiticità atta a dimostrare l'estraneità di tali movimentazioni rispetto a fatti imponibili eventualmente contestati.

La Cassazione (ordinanza 22.05.2020, n. 9512) ha avuto modo di chiarire come, in sede di accertamento correlato a risultanze di indagini finanziarie, sul contribuente che sia titolare di precise posizioni reddituali (reddito d'impresa o da lavoro autonomo), incombe l'obbligo di apportare puntuali giustificazioni riguardo all'origine di accrediti registrati sul conto esaminato, nonché fornire in maniera altrettanto puntuale specifiche motivazioni, correlabili ai prelievi eventualmente operati. La vicenda in commento, avente a oggetto una questione piuttosto ricorrente nel panorama delle liti tributarie, pone in risalto una serie di aspetti che attengono in maniera specifica alla difesa tributaria e alla corretta definizione del perimetro e delle concrete metodiche che attengono all'esposizione delle prove del fatto fiscale, non sempre oggetto di univoche interpretazioni. Con riferimento alla trattazione della vicenda accennata, risulta che il legislatore abbia essenzialmente previsto una presunzione legale “iuris tantum”, evidentemente posta ad appannaggio dell'Amministrazione Finanziaria, ribaltando così sul contribuente l'onere di giustificare che le somme di denaro rilevabili in transito dal proprio conto corrente, siano in realtà estranee alla formazione del reddito. Giova ricordare a tal proposito che trattasi di una serie di presunzioni di carattere legale (ma relativo) secondo cui è la stessa legge che,...

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