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Diritto 29 Giugno 2021

Accertamento tributario e corretta compilazione dell'inventario

La tenuta oggettivamente incompleta delle scritture consente il ricorso all’accertamento induttivo puro, ancorabile alle presunzioni cosiddette supersemplici.

Qualora in fase di compilazione dell’inventario non si provveda alla completa indicazione e valorizzazione delle rimanenze, mediante un idoneo raggruppamento dei beni per categorie omogenee, sono da ritenere palesemente violate le prescrizioni contenute nell’art. 15, c, 2 D.P.R. 600/1973. Tale evenienza verrebbe a determinare un evidente ostacolo alla verifica contabile, da parte degli organi di controllo, a cagione di una desunta incompletezza e conseguente inattendibilità delle risultanze complessivamente contenute nelle scritture contabili, sicché parrebbe giustificato procedere tramite accertamento induttivo puro, operabile ai sensi dell’art. 39, c. 2, lett. d) D.P.R. 600/1973. In pratica, il Fisco potrebbe attingere senza limitazioni di sorta alle cosiddette presunzioni supersemplici, non dotate nemmeno dei requisiti di gravità, precisione e concordanza che ordinariamente fungono da condizione per il ricorso all’induttivo. Esaminando la casistica evidenziata in una prospettiva difensiva, appare opportuno rammentare che qualora il contribuente sottoposto ad attività ispettiva, non abbia compiutamente assolto l'onere di mettere a disposizione degli accertatori tutte le distinte eventualmente utilizzate per la compilazione dell'inventario, allo stesso è tuttavia concessa un'ulteriore possibilità di ottemperare a tale obbligo, provvedendo ad esibire la documentazione, al più tardi, in sede...

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