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Amministrazione e bilancio 19 Febbraio 2026

Aiuti pubblici, meno burocrazia per le imprese

Le aziende non dovranno più pubblicare l’elenco dei contributi ricevuti: una misura che semplifica la vita alle aziende.

Verso la semplificazione: stop all’obbligo di pubblicazione degli aiuti pubblici nei bilanci aziendali - È in arrivo una novità importante per le imprese italiane: si profila l’eliminazione dell’obbligo di riportare nei bilanci o sui siti web aziendali l’elenco dei contributi pubblici ricevuti, qualora l’importo complessivo superi 10.000 euro annui.
Questa proposta, inserita nelle bozze di un nuovo decreto collegato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), ha l’obiettivo di snellire gli adempimenti burocratici a carico delle imprese, evitando la duplicazione di informazioni già diffuse dalle amministrazioni che erogano i fondi.
Il provvedimento prevede l’abrogazione del c. 125-bis dell’art. 1 L. 124/2017, che nel tempo è stata oggetto di numerose modifiche e che le imprese, in particolare le più piccole, hanno spesso considerato complesse e onerose, anche per via delle sanzioni previste in caso di mancato rispetto, applicabili anche per semplici dimenticanze formali.

Cosa prevede la normativa attuale - La disciplina introdotta nel 2018 richiede ai soggetti beneficiari di aiuti pubblici di rendere trasparenti, entro il 30.06 di ogni anno, tutte le somme ricevute nell’anno precedente, anche nel caso di contributi in natura. Le modalità di pubblicazione variano in base alla tipologia del soggetto:
- le società che redigono la nota integrativa devono inserire le informazioni direttamente nel bilancio di esercizio;
- altri soggetti come ditte individuali, società di persone, fondazioni o associazioni, sono invece tenuti a pubblicare i dati sul proprio sito Internet o, in alternativa, tramite i portali delle associazioni di categoria.
Anche le società che redigono bilanci in forma abbreviata o le microimprese, se utilizzano il formato XBRL, rientrano tra coloro che devono fornire queste informazioni. Fanno eccezione gli aiuti già presenti nel Registro Nazionale degli Aiuti di Stato, per i quali è sufficiente segnalare l’avvenuta iscrizione.

Quali sanzioni sono previste - L’attuale sistema sanzionatorio prevede che, in caso di omissione, venga applicata una multa pari all’1% degli importi ricevuti, con un minimo di 2.000 euro. Se entro 90 giorni dalla contestazione non si procede con la regolarizzazione e il pagamento, si rischia la restituzione dell’intero beneficio ottenuto.

Cosa cambierebbe con il nuovo decreto - L’intento del legislatore è di semplificare il quadro normativo eliminando l’obbligo di rendicontazione da parte delle imprese beneficiarie, lasciando però invariato l’onere di pubblicazione a carico degli enti che concedono i contributi. Questo comporterebbe anche una revisione del sistema sanzionatorio: eventuali responsabilità e penalità verrebbero trasferite alle amministrazioni pubbliche che erogano i fondi e non più ai soggetti che li ricevono.
La ratio di questa riforma è quella di ridurre il carico burocratico, in particolare per le piccole imprese, evitando che debbano replicare dati già disponibili su canali ufficiali pubblici. Il cambiamento punta, dunque, a un sistema più efficiente, evitando ridondanze e alleggerendo le attività amministrative delle aziende.

Resta da chiarire: da quando? Un punto ancora da definire riguarda l’entrata in vigore della nuova norma. Sarà necessario capire se i nuovi criteri si applicheranno già ai contributi concessi nel 2025, che verrebbero rendicontati nei bilanci dei prossimi anni, oppure se sarà necessario attendere ulteriori chiarimenti normativi.