Accertamento, riscossione e contenzioso
16 Gennaio 2026
Anatomia dell’amministratore-dipendente: una compatibilità a rischio
Il doppio ruolo amministratore-dipendente, tra governance, prova stringente della subordinazione e rischio di indeducibilità del costo, espone l’impresa a criticità civilistiche, fiscali e contributive.
La cumulabilità tra carica di amministratore e rapporto di lavoro subordinato nella medesima società di capitali è un’area di frizione strutturale tra diritto societario, diritto del lavoro e fiscalità d’impresa. Il tema non è solo teorico: incide sulla deducibilità dei costi, sulla corretta contribuzione e sulla credibilità degli assetti di governance. L’ordinanza della Cassazione 28.02.2025, n. 5318 ha riaffermato un’impostazione rigorosa, soprattutto con riferimento al Presidente del CdA e, a maggior ragione, all’amministratore unico: la concentrazione in capo al medesimo soggetto dei poteri di rappresentanza, indirizzo gestionale, controllo e (potenziale) disciplina viene letta come elemento che rende difficilmente configurabile l’assoggettamento tipico della subordinazione ex art. 2094 c.c. La stessa Cassazione ha tuttavia ribadito che, fuori dai casi in cui l’immedesimazione organica è totale (amministratore unico o socio “sovrano”), la verifica non può arrestarsi al dato formale, ma deve misurare l’effettiva subordinazione. Sul piano metodologico, l’analisi deve distinguere il rapporto organico (funzione gestoria) dal rapporto obbligatorio interno. La giurisprudenza che ammette il cumulo richiede un accertamento in concreto della subordinazione: non sono decisivi né l’orario né la mera corresponsione di una retribuzione, ma occorre un effettivo assoggettamento a un potere direttivo, di controllo e disciplinare, esercitato da un...