Accertamento, riscossione e contenzioso
12 Agosto 2026
Antieconomicità: nuove regole e ruolo del professionista
La riforma limita gli accertamenti per antieconomicità: lo scostamento è solo un indizio e richiede prove gravi, precise e concordanti, salvo i casi di difformità manifesta e rilevante.
Per anni, l'accertamento basato sulla presunta "antieconomicità" è stato uno dei terreni più scivolosi nel rapporto tra Fisco e contribuente. Un'arma impropria, spesso brandita dai verificatori per sindacare il merito delle scelte imprenditoriali, sovrapponendo logiche burocratiche alla realtà dinamica e imprevedibile del mercato. Con il decreto correttivo della riforma fiscale, il legislatore prova finalmente a tracciare un confine chiaro, introducendo limiti stringenti a questa prassi accertativa. Il principio cardine è netto: il Fisco non può sostituirsi all'imprenditore nella valutazione della convenienza economica delle sue scelte. Nella prospettiva della delega n. 111/2023, l’obiettivo dichiarato è un maggiore equilibrio tra contrasto all’evasione, tutela dell'affidamento e certezza del diritto.Le nuove regole d’ingaggio e l'onere probatorio. La disposizione stabilisce che, ai fini delle imposte sui redditi e dell'Irap, lo scostamento tra il corrispettivo pattuito e il valore di mercato non è più sufficiente, da solo, a legittimare una rettifica. Tale difformità assume rilievo solo come "indice sintomatico" (di maggiori ricavi o carenza di inerenza). Per fondare un accertamento, l'Amministrazione deve ora:- corroborare lo scostamento con ulteriori elementi indiziari gravi, precisi e concordanti;- in alternativa, dimostrare che la difformità sia talmente macroscopica da risultare "manifesta e rilevante".La portata è dirompente: l’antieconomicità non...