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Lavoro
10 Luglio 2023
Appalto illecito: la subordinazione tecnologica
Una sentenza della Corte d’Appello di Venezia su un appalto non genuino tratta la conduzione dell’appalto attraverso istruzioni immateriali date direttamente dal sistema della committente ai lavoratori in organico all’appaltatrice.
La sentenza della Corte d’Appello di Venezia del 30.03.2023 è molto articolata e tratta del ricorso di una committente avverso una sentenza di primo grado di condanna in tema di appalto illecito.
I connotati dell’appalto non genuino sono noti, sicuramente il più pregnante deriva dal combinato disposto dell’assenza di qualsivoglia rischio d’impresa in capo all’appaltatrice, di solito combinato con l’assenza del potere direttivo, organizzativo verso i lavoratori inseriti nell’operatività dell’appalto. Nel caso specifico, si tratta di appalto per movimentazione carichi all’interno di spazi definiti, il cosiddetto “picking”, che, se vogliamo, ha in sé una difficoltà di accertamento poiché si tratta di attività di solito “terziariarizzate” alle cooperative di facchinaggio. Nel caso in esame, però, la gestione del magazzino e il “picking” costituivano il “core business” dell’attività appaltata, ma lungi dall’essere questa la discriminante sulla corretta conduzione dell’appalto, dalla sentenza ricaviamo una puntuale disamina di molti elementi che solitamente vengono analizzati per la valutazione della genuinità dell’appalto.
Tra queste, ci ha colpito la valutazione riguardante la gestione dell’attività in via diretta da parte della committente, in una prima fase...