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Lavoro 22 Ottobre 2021

Bandi per avanzamento di carriera: quando c'è discriminazione

La Corte di Cassazione ha chiarito le conseguenze distorte di un sistema che si basa sulle ore effettivamente lavorate da ciascun dipendente. Ecco perché.

Con la sentenza 29.07.2021, n. 21801 la Corte di Cassazione ha chiarito che è discriminatorio il bando interno per avanzamento di carriera se il calcolo dell'esperienza di servizio maturata viene fatto considerando le ore effettivamente lavorate: con tale criterio di valutazione, infatti, risulterebbero penalizzati i lavoratori part time (nel caso in esame quasi tutte donne). Chiare e lineari le argomentazioni poste alla base del deliberato. A partire dalle premesse: “rientrano nella nozione di discriminazione indiretta (di cui all'art. 25, c. 2 D.Lgs. 198/2006) i criteri di selezione dei lavoratori suscettibili di produrre un effetto sperequato in danno di un genere rispetto all'altro, nonostante la neutralità del criterio adottato. Sotto questo profilo, l'istituto del part time è collegato in misura preponderante al genere femminile, che se ne avvale quale modalità di lavoro più compatibile con le necessità familiari; pertanto, la scelta di ridurre il punteggio per il lavoro part time incide astrattamente su entrambi i sessi, ma realizza una discriminazione indiretta di genere”. In proposito, viene chiarito che si ha una discriminazione indiretta di genere “quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto ai lavoratori...

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