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Amministrazione e bilancio 19 Giugno 2026

Beni strumentali a zero: la semplificazione contabile ha un costo

La fine della rateizzazione delle plusvalenze dal 2026 riporta al centro il valore residuo dei cespiti. Il principio OIC 16 non consente automatismi: serve una stima documentata, coerente e difendibile.

Per anni l'ammortamento a valore zero è stato trattato come una scelta quasi naturale: si acquistava un bene strumentale, si costruiva il piano di ammortamento, si arrivava al termine della vita utile e il valore contabile residuo veniva azzerato. Una prassi comoda, ma non sempre corretta. L'OIC 16 non ragiona in termini di automatismi fiscali, bensì di rappresentazione veritiera del valore economico del bene. Il valore da ammortizzare è dato dal costo dell'immobilizzazione al netto del valore residuo stimabile, quando tale valore può essere determinato con sufficiente attendibilità. Il principio contabile definisce il valore residuo come il presumibile valore realizzabile al termine della vita utile del cespite e richiede che il piano di ammortamento ne tenga conto, ove rilevante.La questione assume oggi un peso diverso per effetto della L. 30.12.2025, n. 199. L'art. 1, cc. 42 e 43 ha riscritto l'art. 86, c. 4 del Tuir, eliminando la possibilità di rateizzare le plusvalenze su beni strumentali materiali e immateriali e su immobilizzazioni finanziarie prive dei requisiti PEX. Dal 2026, per i soggetti con esercizio solare, dalle operazioni perfezionate dal 1.01.2026, la plusvalenza concorre al reddito per intero nell'esercizio di realizzo. Il punto tecnico più delicato riguarda il raccordo tra i 2 piani, civilistico e fiscale. La plusvalenza fiscale si calcola confrontando il corrispettivo netto con il costo fiscalmente non ammortizzato, determinato applicando i...

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