RICERCA ARTICOLI
Imposte dirette 16 Giugno 2026

Blue Economy: concessioni balneari, tasse locali e imposte ordinarie

Con un valore dell’11,3% del PIL, l'economia del Mare è vitale per l'Italia. Tra il Piano del Mare italiano e le direttive UE, ecco i vincoli fiscali da sciogliere per rendere competitivi i nostri stabilimenti balneari e porti turistici.

Stabilimenti balneari: profili fiscali e tributari - Il tema delle concessioni balneari tiene banco da anni a causa della Direttiva 2006/123/CE (Bolkestein), che impone l'assegnazione tramite gare a evidenza pubblica per garantire la concorrenza. Nonostante i ripetuti tentativi del legislatore italiano di concedere proroghe (fissate di volta in volta al 2027 o al 2033), la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE e del Consiglio di Stato ha costantemente ribadito l'illegittimità dei rinnovi automatici in assenza di gare, salvo che non venga dimostrata la "non scarsità" della risorsa costiera. In questo clima di incertezza giuridica, dal punto di vista fiscale e tributario i concessionari devono prestare attenzione ai seguenti fronti:- concessione e canoni. Gli stabilimenti occupano suolo pubblico e pagano annualmente allo Stato un canone demaniale marittimo. La base della tassazione rimane il canone statale di occupazione, che per il 2026 ha subito il consueto aggiornamento automatico basato sugli indici Istat (FOI) di inflazione, come previsto dall'art. 4 D.L. 400/1993; - imposte locali (Imu e TARI). I gestori pagano l'Imu sulle strutture fisse (cabine, chioschi). Per quanto riguarda la TARI, la tassa sui rifiuti viene applicata diversificando le aree: la zona occupata dagli ombrelloni ha un'incidenza TARI inferiore rispetto a quella applicata alle superfici chiuse come bar, ristoranti o servizi igienici;- Iva. I servizi di spiaggia (noleggio lettini e ombrelloni)...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.