Il rincaro dei carburanti di questi giorni è sotto gli occhi (lucidi) di tutti. Questo, evidentemente, il motivo che spinge a riproporre per l’anno 2023 il bonus carburante di 200 euro, nello specifico approvato dal Consiglio dei Ministri tramite apposito D.L. 10.01.2023, valido per il periodo da gennaio a marzo 2023. Per dovere di precisione, più che di “bonus” (che comunque resta il nominativo ufficiale) sarebbe meglio parlare di limite di esenzione relativo a scelte unilaterali e non assolutamente dovute a imposte, effettuate dal datore di lavoro: una possibilità, insomma, e non certamente un obbligo.
Per una spiegazione esauriente della misura, si veda la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 27/E del 2022, che così, in premessa, ha descritto il bonus valido per l’anno passato: “Al fine di contenere gli impatti economici dovuti all’aumento del prezzo dei carburanti, l’art. 2 D.L. 21.03.2022, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla L. 20.05.2022, n. 51, prevede, soltanto per il periodo d’imposta 2022, la possibilità per i datori di lavoro privati di erogare ai propri lavoratori dipendenti buoni benzina, o titoli analoghi, esclusi da imposizione fiscale ai sensi dell’art. 51, c. 3, del Tuir, per un ammontare massimo di 200 euro per lavoratore”.
Ebbene, con il Decreto Legge di recente approvazione viene riproposta la misura nel medesimo limite, ma (al momento) per un unico trimestre, ossia il 1° del 2023; a confermare come la materia dei fringe benefit, nelle sue ormai molteplici e diverse declinazioni, rappresenti una delle risorse centrali su cui imbastire le varie lotte alle diverse crisi che negli ultimi tempi si susseguono (la crisi per Covid, quella per la guerra e, di conseguenza, l’imperante crisi economica).
Scendendo nelle considerazioni critiche: indubbiamente, le nuove esenzioni sono da considerarsi sempre ben accette, a maggior ragione se legate e motivate da una contingenza storica evidente. Tuttavia, ci si chiede se questa sia la reale soluzione ai problemi legati al caro-carburante o se, invece, questa mossa non rappresenti un mero allungamento di una coperta sempre troppo corta per il cittadino. Tali previsioni, infatti, non possono rappresentare il perno per risolvere difficoltà strutturali non strettamente legate all’ambito lavoristico (perno, peraltro, che ricade in primis sulle casse dei datori di lavoro), ma dovrebbero essere considerate come un semplice, apprezzabile corollario a un sistema fiscale e civile (auspicabilmente) rodato ed efficiente.
In tutta evidenza e senza voler cadere in discorsi economici semplicistici, pare corretto affermare che, prima di tutto, il prezzo del carburante dovrebbe essere fortemente ridotto, anche tramite la lotta alle condotte speculative (peraltro oggetto del recente Decreto). Purtroppo, non pare più possibile rimandare o bypassare il problema con bonus erogati a vario titolo.
