Secondo numerosi studi contemporanei, il capitalismo sta evolvendo verso una forma definita come neo-feudalesimo, ove le dinamiche di mercato lasciano spazio a logiche di rendita, predazione e concentrazione estrema del potere economico. Questo nuovo sistema economico si ripiega sostanzialmente su sé stesso, generando nuovi signori e nuovi servi: una micro-élite di miliardari delle piattaforme digitali e un vasto settore di lavoratori che svolgono compiti poco tutelati e precari. Questa trasformazione non è un semplice cambiamento semantico, ma un fenomeno sistemico che porta a un aumento costante delle disuguaglianze. Le rendite finanziarie e gli affitti sostituiscono la produzione come principale motore dell’accumulazione, mentre la ricchezza si concentra in poche mani. Tale dinamica è confermata da analisi recenti che mostrano come il capitalismo contemporaneo privilegi il profitto finanziario a scapito del valore del lavoro, ampliando una forbice già drammaticamente estesa. La condizione delle classi lavoratrici ricorda, per certi versi, la dipendenza tipica del sistema feudale. Nel XXI secolo, questa dinamica è rafforzata dalla precarizzazione e dall’erosione delle tutele, creando una nuova forma di subordinazione economica che ricorda gli antichi rapporti di dipendenza feudale. Anche la relazione tra élite economiche e potere politico presenta analogie con il passato: la concentrazione della ricchezza in pochissime mani permette alle élite di influenzare la...