Gli ammortizzatori sociali in deroga sono così definiti perché costituiscono trattamenti di sostegno al reddito che derogano alla normativa vigente, al fine di fronteggiare situazioni di emergenza e ampliare le tutele nei casi di maggior criticità occupazionale. Innanzi alla peggiore crisi della storia repubblicana dovuta al coronavirus, il cosiddetto decreto “Cura Italia” ha previsto tale strumento per i dipendenti di quelle imprese che non rientrano né nella cassa integrazione ordinaria né in quella straordinaria.
Senonchè, la macchina amministrativa predisposta all'erogazione della cosiddetta CIGD ha subito mostrato segni di inceppamento. In base ai dati diffusi dall'Inps e registrati nella prima settimana di maggio, su poco più di 300.000 domande inoltrate, ne sono state autorizzate 206.904 ma solo per 57.833 è stato disposto il pagamento.
A chi attribuire la responsabilità di questi numeri insufficienti? Secondo l'Inps alle Regioni, che non hanno presentato in tempi rapidi le istanze; queste ultime, dal canto loro, attribuiscono la colpa all'Inps e alle procedure troppo farraginose.
Posto che molto probabilmente la verità sta nel mezzo, sul piano procedurale non si può effettivamente fare a meno di osservare come l'iter burocratico in questione sia stato articolato in ben 7 passaggi vincolanti: 1) un decreto congiunto dei Ministeri del Lavoro e dell'Economia...