Accertamento, riscossione e contenzioso 16 Gennaio 2026

Cassazione: contabilità in nero e valore degli appunti extra-contabili

Gli appunti informali dell’imprenditore tornano centrali nei controlli fiscali, con onere della prova sempre più sbilanciato sul contribuente.

La questione della contabilità in nero continua a rappresentare uno dei terreni più sensibili nel confronto tra Amministrazione Finanziaria e contribuenti e, ancora una volta, la Cassazione interviene per chiarire i confini del valore probatorio delle annotazioni extra-contabili rinvenute in sede di verifica. Con l’ordinanza 5.01.2026, n. 234 i giudici ribadiscono un principio che nella prassi ispettiva è ormai ben noto, ma che sul piano difensivo continua a essere spesso sottovalutato: anche semplici appunti personali, agende, promemoria o file informatici non ufficiali possono costituire un solido elemento indiziario ai fini dell’accertamento, purché assistiti dai requisiti di gravità, precisione e concordanza previsti dall’ordinamento.Secondo la Suprema Corte non conta che il documento non rientri tra i libri obbligatori di cui all'art. 2214 e ss. c.c., né che sia stato redatto secondo criteri di sistematicità o completezza. Ciò che rileva è la sostanza del dato annotato, ossia la sua idoneità a rappresentare, anche in modo frammentario, operazioni economicamente rilevanti, movimenti finanziari, ricavi non dichiarati o componenti reddituali comunque riconducibili all’attività d’impresa. Secondo i giudici, qualsiasi supporto, cartaceo o digitale, che riporti valori numerici o monetari riferibili alla gestione aziendale rientra nella nozione ampia di documentazione contabile fiscalmente rilevante. Taccuini, fogli sparsi, file Excel paralleli, note...

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