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Diritto 24 Agosto 2020

Cedu, Carta di Nizza e diritti fondamentali dei contribuenti

Il grado di civiltà e di democraticità di una nazione emerge anche dal rapporto tra PA e cittadini, nella coerenza tra la normativa, la sua applicazione e la prassi amministrativa. Anche nel diritto tributario.

In uno Stato subissato dal debito pubblico, è immancabile lo scontro tra massimizzazione del gettito fiscale e tutela dei diritti fondamentali dei contribuenti. Si denota la prevalenza dell’espansione dei tributi a discapito dei diritti fondamentali. Il diritto a un giusto tributo, in altre parole a un prelievo tributario equo e ragionevole, sembra diventato un miraggio. In Europa, la tutela dei diritti fondamentali è multilivello. Lo stesso dicasi nel diritto tributario. L’accertamento dei tributi dovrebbe essere la risultante dell’espletamento di un giusto procedimento, all’esito del quale si dovrebbe definire il giusto tributo. Si evidenzia che la capacità contributiva è personale e, contrariamente a quello che molti credono, la stessa capacità contributiva non deriva dalla legge. Nella tutela dei diritti fondamentali, anche nel diritto tributario, la Cedu e la Carta di Nizza sono baluardi che dovrebbero offrire due scudi di difesa per i contribuenti contro le prassi abnormi della PA, incluse le cosiddette autorità fiscali in tutte le loro declinazioni. Cedu è l’acronimo di Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: una convenzione internazionale elaborata dal Consiglio d'Europa sottoscritta nel 1950 a Roma da 47 Paesi aderenti, siglata dall’Italia nel 1955. Da notare che la Cedu all’art. 1 del 1° protocollo addizionale sul diritto...

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