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Lavoro 03 Aprile 2020

Che il lavoro resti (veramente) agile

Al termine dell'emergenza, l'auspicio di un'applicazione sempre più ampia e diversificata dello smart working.

L'emergenza di questi giorni si sta rivelando un interessante banco di prova per la sperimentazione del più innovativo e rivoluzionario contratto di lavoro degli ultimi anni: lo smart working, più propriamente definito lavoro agile. Questa formula, infatti, pur avendo natura subordinata, si connota per un'estrema flessibilità, dal momento che non contiene alcun vincolo riguardo all'orario o al luogo di svolgimento della prestazione. Il coordinamento spazio-temporale, tipico del lavoro dipendente tradizionale, è qui sostituito dal coordinamento telematico e informatico che consente al lavoratore di svolgere la propria prestazione da remoto con pc e Internet. Grazie a queste caratteristiche, lo smart working presenta potenzialità straordinarie e ancora non del tutto conosciute riguardo al risparmio dei tempi di spostamento dei lavoratori, al contenimento dei costi logistici aziendali e più in generale, alla riduzione del traffico urbano e dell'inquinamento. In questo senso, il fenomeno cui stiamo assistendo in questi giorni può fornire indicazioni utili solo fino a un certo punto. In realtà, il lavoro imposto dai decreti governativi sul COVID-19, di agile ha ben poco, trattandosi perlopiù di “un lavoro forzato da casa”, dettato da uno stato di necessità contingente. Specie nel settore pubblico, non vi è stato neppure il tempo di definire obiettivi misurabili, di...

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