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Lavoro
26 Febbraio 2020
Come affrontare il coronavirus sui luoghi di lavoro
Il datore deve integrare la valutazione dei rischi e l’eventuale piano di emergenza, assicurare l’informazione e la formazione e la disponibilità dei dispositivi di protezione necessari.
Il rischio biologico è legato alla possibilità dell’agente di penetrare nell’organismo e causare danni più o meno gravi alla salute perché a differenza delle sostanze pericolose è in grado di riprodursi in circostanze favorevoli in tempi rapidissimi. Per prevenire l’esposizione si adotta il principio di precauzione, considerato che in molti casi non esiste una soglia di infettività e concorrono fattori aggravanti quali incidenza sulla popolazione, ritardo nella diagnosi, contatto con pazienti a rischio, portatori sani, mancata o errata applicazione di procedure. La prevenzione con riferimento all’epidemia da coronavirus 2019-nCoV impatta sulla sicurezza sul lavoro e va inquadrata nel rischio biologico; riguarda in particolare chi compie trasferte in aree a rischio e chi opera a contatto col pubblico e con persone potenzialmente esposte.
Il Documento di valutazione dei rischi dovrebbe già contenere un capitolo dedicato al rischio biologico, pur inteso come rischio indiretto e non connesso all’uso di agenti biologici specifici. Il medico competente, che rappresenta per il datore di lavoro il “consulente” per gli aspetti legati alla salute dei lavoratori è il referente più qualificato per integrarlo in funzione dell’attività svolta. Il datore di lavoro deve assicurare l’informazione e la formazione dei lavoratori anche con la distribuzione di materiale a...