Responsabilità estesa nei contratti di appalto e somministrazione, cambiano i termini della conciliazione, iter accelerato per il ricorso amministrativo del datore: le novità della L. 120/2020 in tema di tutela dei lavoratori.
La diffida accertativa è un istituto che viene esercitato in sede di indagine ispettiva, dopo l'accertamento di violazioni delle norme di legge o contrattuali da cui discendono crediti patrimoniali a favore dei lavoratori. In tal caso, l'ispettore del lavoro diffida la parte datoriale a corrispondere al lavoratore le somme dovute entro un certo termine. Il datore può adempiere e la diffida perde efficacia, oppure promuovere un tentativo di conciliazione (in forma monocratica) nella sede dell'Ispettorato territoriale del lavoro. Se il termine decorre inutilmente o se non si raggiunge alcun accordo, la diffida acquista valore di accertamento tecnico con efficacia di titolo esecutivo, consentendo così al prestatore di agire direttamente in via esecutiva per vedere soddisfatti i propri crediti. Tale disciplina ha subito di recente con la L. 120/2020 una serie di modifiche, volte essenzialmente a semplificare le procedure e ampliare la tutela dei lavoratori.
Un primo elemento di novità risiede nella possibilità di estendere l'istituto agli obbligati in solido nell'ambito di un contratto di appalto o somministrazione, tenendo presente in questa seconda ipotesi che i lavoratori utilizzati hanno diritto, a parità di mansioni svolte, a condizioni economiche e normative complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti dell'azienda utilizzatrice.
Un'altra importante innovazione riguarda il tentativo...