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Lavoro 13 Ottobre 2021

Come opporsi alla diffida accertativa

Le 2 opzioni offerte alla parte datoriale contro uno strumento sempre più incisivo.

La diffida accertativa (art. 12 D.Lgs. 124/2004) sta sempre più divenendo lo strumento preferito dai lavoratori per far valere un credito insoluto. Grazie alle modifiche introdotte dalla L. 120/2020, sono stati ampliati i poteri di accertamento tecnico dell'ispettore procedente il quale può agire direttamente e autonomamente, cioè senza aspettare la convalida del dirigente di sede territoriale, e soprattutto, può esercitare il potere di diffida anche “nei confronti dei soggetti che utilizzano le prestazioni di lavoro”. Ciò vuol dire, in buona sostanza, che potrebbe essere astrattamente chiamato in causa anche un committente che, magari, neppure conosce le posizioni e i rapporti lavorativi oggetto d'ispezione. Avverso uno strumento così incisivo, la parte datoriale ha a disposizione 2 distinte facoltà, da far valere, in via alternativa, nel termine di 30 giorni. La prima è costituita da un tentativo di conciliazione da instaurarsi con istanza rivolta all'Ispettorato Territoriale del Lavoro. In tal caso l'Ispettorato provvede nel più breve tempo possibile a convocare tutte le parti interessate (compreso l'eventuale coobbligato che non abbia presentato istanza), avendo cura di allegare un prospetto riepilogativo dei crediti accertati. Al termine della procedura, in caso di mancato accordo, al lavoratore verrà rilasciata, oltre al verbale negativo, una copia della diffida...

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