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Lavoro 04 Gennaio 2022

Come rivedere il concetto di lavoro dipendente

Una normativa ferma agli anni Novanta e le ipotesi di riforma fiscale che non vanno oltre le aliquote e detrazioni.

Da anni si discute di una riforma fiscale che consenta di ridurre la pressione e semplificare la tassazione che attualmente passa dalle seguenti operazioni: determinazione dell’imponibile; calcolo dell’imposta lorda; determinazione delle detrazioni e degli oneri detraibili spettanti; calcolo dell’imposta netta. Si è discusso di flat tax, riduzione degli scaglioni di reddito, rimodulazione delle aliquote di tassazione, rivisitazione delle detrazioni e degli oneri fiscali, riconoscimento di un assegno unico che possa accorpare diverse agevolazioni collegabili alle famiglie, ma non si è per nulla cercato di intraprendere una discussione sull’aspetto che ritengo fondamentale: un ripensamento dei redditi di lavoro dipendente. Per fare ciò è bene ripercorrere alcuni principi generali, considerando che l’ultima vera riforma strutturata dei redditi di lavoro dipendente appartiene al D. Lgs. 2.09.1997, n. 314, il quale (ormai 25 anni fa), modificando il D.P.R. 22.12.1986, n. 917 (Tuir - Testo Unico delle Imposte sui redditi), ha fornito le principali regole di definizione del reddito prodotto dal lavoratore subordinato. Ma andando con ordine, il primo riferimento alla tassazione è rinvenibile nella Costituzione ed in particolare all’art. 53, c. 1, il quale recita che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” e al comma 2 che “Il...

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