La Corte di Cassazione, con la sentenza 15.05.2019, n. 36461, ha stabilito che, per la configurabilità del concorso del professionista nel reato, è necessario un contributo concreto, consapevole, seriale e ripetitivo e che il consulente stesso sia stato il consapevole e cosciente ispiratore della frode.
Vicenda giudiziaria - Dopo la verifica fiscale sulla posizione contabile e fiscale di 2 società, la Guardia di Finanza competente per territorio accertava i reati di omessa dichiarazione Iva e Ires, nonché la distruzione o l'occultamento delle scritture contabili. Il Tribunale di Roma disponeva l'esecuzione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, ex art. 12-bis D.Lgs. 10.03.2000, n. 74, nei confronti del titolare delle aziende e del presunto consulente delle 2 società. Avverso l'ordinanza di conferma del decreto di sequestro, l'indagato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando sia l'apparente e apodittica motivazione del provvedimento, stante l'assenza descrittiva delle condotte poste in essere dall'indagato, sia l'attribuzione della qualità di "consulente fiscale" delle società accertate.
I giudici di legittimità, accogliendo le tesi difensive dell'indagato, hanno osservato che:
a) il ruolo di consulente fiscale rivestito dall'indagato non poteva di per sé essere sufficiente a integrare il concorso nel reato tributario,...