RICERCA ARTICOLI
Diritto 03 Ottobre 2019

Commercialista estraneo alla frode fiscale. Se inconsapevole

Il ruolo di consulente della società non è di per sé sufficiente a integrare il concorso nei reati tributari di omessa dichiarazione.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 15.05.2019, n. 36461, ha stabilito che, per la configurabilità del concorso del professionista nel reato, è necessario un contributo concreto, consapevole, seriale e ripetitivo e che il consulente stesso sia stato il consapevole e cosciente ispiratore della frode. Vicenda giudiziaria - Dopo la verifica fiscale sulla posizione contabile e fiscale di 2 società, la Guardia di Finanza competente per territorio accertava i reati di omessa dichiarazione Iva e Ires, nonché la distruzione o l'occultamento delle scritture contabili. Il Tribunale di Roma disponeva l'esecuzione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, ex art. 12-bis D.Lgs. 10.03.2000, n. 74, nei confronti del titolare delle aziende e del presunto consulente delle 2 società. Avverso l'ordinanza di conferma del decreto di sequestro, l'indagato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando sia l'apparente e apodittica motivazione del provvedimento, stante l'assenza descrittiva delle condotte poste in essere dall'indagato, sia l'attribuzione della qualità di "consulente fiscale" delle società accertate. I giudici di legittimità, accogliendo le tesi difensive dell'indagato, hanno osservato che: a) il ruolo di consulente fiscale rivestito dall'indagato non poteva di per sé essere sufficiente a integrare il concorso nel reato tributario,...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.