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Accertamento, riscossione e contenzioso 11 Giugno 2026

Concorso del professionista: serve l’interpretazione autentica?

Dopo le ordinanze della Cassazione del 2026 sul concorso ex art. 9 D.Lgs. 472/1997, l'AIDC propone una norma di interpretazione autentica per circoscrivere la responsabilità sanzionatoria del professionista. Ma la soluzione convince?

Con le ordinanze del 12.03.2026 (n. 5635 e gemelle), seguite dalle pronunce 8.04.2026, n. 8845 e 27.04.2026, n. 11372, la Cassazione ha riaperto un tema che sembrava ormai chiuso, ovvero la possibilità di estendere al professionista, a titolo di concorso (art. 9 D.Lgs. 472/1997), le sanzioni amministrative tributarie del cliente. Com’è noto, l'art. 7 D.L. 269/2003 imputa le sanzioni in via esclusiva alla persona giuridica cui si riferisce il rapporto fiscale e questo sembrava escludere ogni coinvolgimento del consulente. Tuttavia, con gli ultimi interventi, la Suprema Corte ha aggirato l'ostacolo, distinguendo 2 piani: quello dell'autore della violazione e quello del concorrente (ovvero il terzo che, pur non commettendo direttamente l'illecito, lo agevola o lo rende possibile). Il rimprovero si fonda sulla diligenza qualificata dell'art. 1176, c. 2 c.c.: in buona sostanza, anche da chi si limita a trasmettere la dichiarazione, si pretende un controllo di conformità alle scritture e alle norme e, nel caso del visto di conformità leggero, una verifica non solo formale ma sostanziale dei dati trasmessi.È in questo scenario che si inserisce il documento AIDC Lab n. 2/2026. L'Associazione condivide l'esigenza di colpire i comportamenti realmente collusivi ma, temendo un uso indiscriminato di questi principi, propone una norma di interpretazione autentica. I criteri espressi sono condivisibili: la sola trasmissione telematica, la tenuta delle scritture o l'attività di...

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