L'accertamento dell'esistenza del requisito della scientia decoctionis può essere condotto anche mediante l'utilizzo di presunzioni o elementi indiziari.
La Cassazione, sez. VI, con la sentenza 11.02.2020, n. 3327, affronta il tema della "scientia decoctionis”, con particolare riferimento alla possibilità di utilizzare lo strumento delle presunzioni nell'ambito dell'indagine volta a verificare l'esistenza di tale presupposto. La Suprema Corte, in conformità con precedenti pronunce intervenute al riguardo, ha rilevato che la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente, pur dovendo essere effettiva, può essere provata anche mediante indizi e fondata su elementi di fatto, purché questi siano idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettività. Inoltre, prosegue la Corte, se è vero che la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione così come il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità (ex multis, Cass. n. 3845/2019; Cass., n. 3336/2015), è pur vero che, per giurisprudenza altrettanto consolidata in tema di prova per presunzioni, il giudice deve esercitare la sua discrezionalità nell'apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento.
Da tempo, la Corte di legittimità segnala che il giudice...