Con la circolare n. 3/2026, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fornisce i primi chiarimenti applicativi sull’istituto della consulenza giuridica introdotto dall’art. 10-octies L. 212/2000, come modificato dal D.Lgs. 219/2023, e disciplinato dal D.M. 24.06.2025. Si tratta di un istituto di prassi interpretativa generale, destinato a colmare aree di incertezza normativa, ma con confini applicativi ben più ristretti rispetto ad altri strumenti di interlocuzione preventiva con l’Amministrazione.
La circolare ribadisce anzitutto la natura non individuale della consulenza giuridica: il quesito deve riguardare problematiche fiscali di carattere generale e astratto, restando esclusi i casi riconducibili a fattispecie concrete riferibili a singoli contribuenti. Tale profilo costituisce uno dei principali elementi di criticità pratica, poiché impone al professionista un significativo sforzo di “spersonalizzazione” del quesito, pena l’inammissibilità dell’istanza.
Sul piano soggettivo, la legittimazione è riservata ai soggetti rappresentativi individuati dallo stesso art. 10-octies (ordini professionali, associazioni di categoria, enti rappresentativi), con esclusione dei singoli contribuenti. L’istanza deve inoltre contenere non solo la descrizione del dubbio interpretativo, ma anche l’esposizione chiara e univoca della soluzione interpretativa proposta, corredata da una sintetica motivazione. Si tratta di un passaggio tutt’altro che formale, che attribuisce al professionista un ruolo attivo nella costruzione del ragionamento giuridico sottoposto all’Amministrazione.
Particolarmente rilevante è il regime delle cause di inammissibilità, che la circolare elenca in modo puntuale: tra queste spiccano l’assenza di obiettive condizioni di incertezza (ad esempio in presenza di prassi già consolidate) e la pendenza di attività di controllo conosciute dall’istante. In tali casi, l’istanza viene preclusa in radice, con evidente necessità di un’attenta valutazione preventiva di ammissibilità.
Dal punto di vista procedimentale, la risposta è resa entro un termine ordinatorio di 120 giorni, suscettibile di sospensioni e interruzioni in caso di richieste di regolarizzazione o integrazione documentale. La circolare chiarisce inoltre che la risposta non produce effetti vincolanti per i contribuenti rappresentati e non è autonomamente impugnabile, né incide sui termini di decadenza o prescrizione.
In conclusione, la consulenza giuridica si configura come uno strumento di orientamento interpretativo generale, utile soprattutto in settori caratterizzati da incertezza sistemica (accise, dogane, giochi), ma privo di immediata spendibilità difensiva nel caso concreto. Il suo utilizzo richiede, pertanto, una valutazione strategica attenta, evitando sovrapposizioni improprie con interpello e contenzioso.
