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Diritto 24 Aprile 2023

Continua il braccio di ferro fra registro INI-PEC e ReGindE

Una nuova preoccupante pronuncia della Suprema Corte torna a seminare il panico sull’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica e sulla validità degli indirizzi Pec dallo stesso estratti.

Con sentenza n. 3709/2019 la Suprema Corte aveva enunciato il principio secondo il quale l’unico indirizzo valido per le notifiche digitali era quello estratto dal Registro generale degli indirizzi elettronici (ReGindE) mentre del tutto irrilevante era quanto reperibile presso l’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC). La pronuncia, confondendo gli indirizzi INI-PEC con gli indirizzi IPA, aveva generato un allarme di non poco conto nei confronti di tutti i professionisti che fin a quel momento si erano avvalsi del registro INI-PEC per reperire gli indirizzi di posta certificata al fine di compiere le notifiche, confidando sulla previsione normativa che, in materia di notificazioni, appunto, all’art. 16-sexies D.L. 179/2012, in seguito all’introduzione del domicilio digitale, riteneva valida “la notifica effettuata all’indirizzo Pec inserito nel pubblico elenco di cui all’art. 6-bis D.Lgs. 82/2005, ovvero nel registro INI-PEC (gestito dal Ministro dello Sviluppo Economico istituito con D.M. 19.03.2013), nonché dal Registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della Giustizia (ReGindE - istituito con D.M. 44/2011)”. Lo stesso CNF aveva fatto pervenire (tramite il Presidente) una missiva al Primo Presidente della Corte di Cassazione segnalando un evidente errore materiale della sentenza n. 3709/2019 laddove si sostiene la nullità delle notifiche...

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