Cambiare lavoro oggi significa spesso cambiare anche gestione previdenziale. Un periodo da dipendente, qualche anno da autonomo, poi la gestione separata, magari una cassa professionale: alla fine, l’estratto conto previdenziale rischia di assomigliare a un mosaico. Il problema, però, non è “riunire” i contributi a tutti i costi. È capire come utilizzarli meglio. Le principali misure utili a riunire la contribuzione, per giungere al diritto a pensione, risultano il cumulo, la totalizzazione e la ricongiunzione: queste soluzioni servono tutte a valorizzare contribuzioni presenti in gestioni diverse, ma lo fanno con logiche molto differenti. Il cumulo (art. 1, c. 139 e ss. L. 228/2012) è in genere il 1° istituto da verificare, in quanto consente di utilizzare gratuitamente i periodi presenti nelle diverse gestioni senza trasferirli materialmente e, di regola, non presenta penalizzazioni nel calcolo dell’assegno pensionistico. Ogni ente determina, infatti, la propria quota secondo le regole del relativo ordinamento e la fa confluire in un unico trattamento. Il cumulo disciplinato dalla L. 228/2012 è stato esteso dal 2017 anche alle casse professionali e può essere utilizzato, tra l’altro, per pensione di vecchiaia e anticipata, inabilità e superstiti (art. 1, c. 195 L. 232/2016; Circ. Inps nn. 60/2017 e 140/2017). Attenzione, però, all’equazione “gratuito uguale conveniente”. Se entra in gioco una cassa professionale, occorre sempre verificare il...