Diritto del lavoro e legislazione sociale
14 Febbraio 2026
Convivenza e subordinazione: orientamento giurisprudenziale
La prestazione lavorativa resa nell'ambito di una convivenza more uxorio si presume gratuita, ma è possibile provare gli elementi costitutivi della subordinazione. La giurisprudenza richiede un'analisi concreta delle modalità di svolgimento della prestazione, valorizzando una pluralità di indizi.
La qualificazione giuridica del rapporto lavorativo tra conviventi more uxorio costituisce una questione di particolare complessità, richiedendo la ponderazione di elementi che oscillano tra la sfera affettiva e quella contrattuale. La recente giurisprudenza di legittimità ha confermato l'assenza di incompatibilità tra convivenza e subordinazione, delineando tuttavia un regime probatorio caratterizzato da particolare rigore. Il quadro normativo e giurisprudenziale poggia sul riconoscimento della convivenza more uxorio quale formazione sociale rilevante ex art. 2 Cost., generatrice di obbligazioni naturali ex art. 2034 c.c. fondate su solidarietà e affettività. Tale premessa giustifica la presunzione che le prestazioni rese in tale contesto siano espressione di doveri morali reciproci piuttosto che di rapporti a prestazioni corrispettive. La Cassazione, con la sentenza n. 7703/2018, ha chiarito che ogni attività astrattamente inquadrabile come lavoro subordinato si presume onerosa, salvo dimostrazione di prevalenza della finalità solidaristica su quella lucrativa. La presunzione di gratuità non riveste carattere assoluto e può essere superata mediante prova rigorosa degli elementi costitutivi della subordinazione.Con ordinanza n. 2281/2026 la stessa Corte ha individuato una pluralità di indici sintomatici rinvenibili nella corresponsione sistematica di compensi anche mediante forme contrattuali atipiche, nell’inserimento organico nella struttura produttiva,...