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Amministrazione e bilancio 30 Aprile 2026

Costi infragruppo, la Cassazione chiede la prova concreta dell'utilità

L'ordinanza n. 10456 depositata il 21.04.2026 ribadisce che non bastano contratti quadro e fatture generiche per dedurre i costi di service tra consociate.

C'è una questione che torna spesso nei contenziosi tributari, quasi con cadenza ciclica: quando un costo sostenuto nell'ambito di un gruppo di società è davvero deducibile? La Corte di Cassazione torna sull'argomento con l'ordinanza 21.04.2026, n. 10456 e il messaggio è inequivocabile: non basta un contratto, non bastano le fatture, non basta nemmeno l'assenza di personale qualificato interno. Serve qualcosa di più concreto. Il caso riguardava consulenze addebitate da una capogruppo alla propria controllata nell'ambito di un classico rapporto di service infragruppo, regolato da scritture private. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado (il giudice d'appello) aveva ritenuto sufficienti le prove prodotte dalla contribuente. La Cassazione non è d'accordo, e annulla la decisione.Il punto di partenza è il principio di inerenza. Va subito chiarito un aspetto che talvolta viene frainteso anche in dottrina: l'inerenza non trova il suo fondamento nell'art. 109, c. 5 del Tuir, che disciplina invece il diverso principio della correlazione tra costi deducibili e ricavi tassabili. L'inerenza è un principio immanente alla stessa nozione di reddito d'impresa, elaborato dalla giurisprudenza di legittimità come requisito di riferibilità del costo all'attività produttiva svolta. La norma impone di riferire i costi all'esercizio dell'attività imprenditoriale, escludendo tutto ciò che appartiene a una sfera estranea. E la Corte precisa un aspetto rilevante: l'inerenza non...

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