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Imposte dirette 18 Marzo 2026

Costi per consulenze e Fisco: il ruolo decisivo della prova

La sentenza della Corte di giustizia tributaria del Lazio 25.03.2025, n. 1962 chiarisce i criteri per la deducibilità ai fini delle imposte dirette e per la detraibilità Iva, ribadendo il ruolo centrale dell’onere della prova e della documentazione dell’attività professionale svolta.

Quadro normativo - La deducibilità dei costi per servizi di consulenza trova fondamento nell’art. 109 D.P.R. 22.12.1986, n. 917, che richiede imputabilità all’esercizio di competenza, certezza e oggettiva determinabilità dei costi. Sebbene il termine “inerenza” non sia espresso dal testo normativo, la riferibilità della spesa all’attività economica, anche se in modo indiretto, costituisce un presupposto essenziale per la spesabilità dell’onere sostenuto.Sul versante dell’Iva, l’art. 19 D.P.R. 26.10.1972, n. 633 subordina il diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti a un criterio ancor più rigoroso, vale a dire alla condizione che i beni e i servizi siano utilizzati nell’esercizio dell’attività economica del soggetto passivo. Anche in questo caso, il concetto di riferibilità della spesa non è definito in modo espresso dalla norma, ma è stato progressivamente delineato dalla giurisprudenza nazionale come requisito sostanziale che impone una verifica della destinazione effettiva del bene o del servizio all’attività imponibile.Vicenda processuale - La sentenza n. 1962/2025 trae origine da un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, che contestava consulenze amministrative per oltre 130.000 euro e tecniche per circa 70.000 euro, ritenendole prive di inerenza e oggettiva determinabilità.La Commissione tributaria provinciale aveva inizialmente accolto il ricorso della società, sostenendo la compatibilità dei costi...

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