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Gestione d'impresa 09 Dicembre 2020

Covid, emozioni e commercialisti

L'importanza di non perdere la dimensione umana.

Mi ha molto colpito il post diffuso sui social: è l'immagine di un palazzo uffici di notte con tutte le luci spente e una sola luce accesa, quella dello studio di un commercialista. In alcuni post c'è la frase “molto più di una professione”, in altri “spegnete la luce e tornate dai vostri cari, non fate gli eroi, ecc.”. Il post continua con altri interventi, ma credo sia importante fermarsi e riflettere su queste parole. Proprio perché il commercialista ritiene che il proprio lavoro sia molto più di una professione, spesso mette in secondo piano sé stesso, trascurando che è prima di tutto una persona che, come gli altri, sta affrontando emotivamente la pandemia. Vuoi per caratteristiche personali o educazione ricevuta, il commercialista è portato a mettere prima di tutto il lavoro, dimenticando di prendere coscienza della paura di ammalarsi, di stare male, di far stare male gli altri. Dimenticando che anche lui sta provando rabbia, oppure delusione e tristezza. O invidia per chi può permettersi di stare a casa in smart working. Oppure ancora non vedendo che probabilmente sta cercando di nascondere l'ansia e l'inquietudine lavorando senza tregua. Inoltre, accanto alla paura del virus, c'è anche la preoccupazione per il futuro economico dei clienti, che non sanno cosa fare e come riconvertirsi. E anche la preoccupazione per il futuro dello studio, la paura di non...

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