Crisi d’impresa: continuità aziendale o cessione? La nuova guida CNC
Con il D.D. 23.04.2026, il Ministero della Giustizia ha aggiornato la guida sulla composizione negoziata della crisi d’impresa, indicando criteri più puntuali per scegliere tra il mantenimento della continuità aziendale e la cessione dell’azienda o di suoi rami.
La crisi d’impresa non è più solo un momento di rottura, ma un passaggio da gestire con strumenti tecnici e scelte consapevoli tra risanamento in continuità e discontinuità tramite cessione. Il D.D. 23.04.2026 recepisce il nuovo impianto del Codice della crisi, così come modificato dal D.Lgs. 136/2024, e aggiorna la guida operativa sulla composizione negoziata, mettendo al centro il test pratico di perseguibilità del risanamento e la lista di controllo particolareggiata per la redazione del piano.La prima novità è proprio nel ruolo del test pratico, che non diagnostica la crisi, ma ne misura la prognosi attraverso il rapporto tra il debito da servire e i flussi annui al suo servizio. Più il rapporto cresce, più il percorso di risanamento diventa complesso, fino a rendere, oltre certe soglie, necessaria una riflessione seria sull’ipotesi di cessione dell’azienda o di un suo ramo come via indiretta di continuità.La guida insiste sul fatto che il test va svolto su dati normalizzati, depurati da componenti straordinarie, e tenendo conto solo delle iniziative già adottate, non di quelle semplicemente pianificate. Il risultato consente all’imprenditore e all’esperto di capire se sia sufficiente intervenire sulla struttura del debito, oppure se serva anche una ristrutturazione industriale e organizzativa, con interventi sul modello di business, sui processi produttivi o sulla dimensione aziendale.Accanto al test, la check-list per il piano di risanamento...