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Diritto
07 Ottobre 2022
Criterio di competenza: un obbligo, non una facoltà
Il rispetto del criterio di competenza reddituale rappresenta un preciso obbligo per il contribuente, al quale è precluso l’arbitraria traslazione di componenti reddituali sia correlati ai costi, che ai ricavi.
La Cassazione (Cass. Civ. Sez. V, ordinanza 22.09.2022, n. 17818) ha chiarito un concetto spesso oggetto di ingiustificati fraintendimenti. Si tratta in particolare dell'inderogabilità del principio di competenza, ai fini della corretta determinazione del reddito, imputabile in un determinato periodo d’imposta.
La vicenda in commento trae spunto da una attività di contestazione operata dall’Amministrazione Finanziaria, con cui si procedeva al recupero a tassazione di ricavi di esercizio, sostenendo come non può in ogni caso trovare ostacolo l’evenienza che tali componenti reddituali avessero costituito oggetto di “dichiarazione”, benché di una differente annualità rispetto a quella in cui sarebbero dovuti confluire: il contribuente non può, infatti, spostare a proprio piacimento, o sulla scorta di una personale ed arbitraria valutazione, i redditi prodotti nel contesto dell’attività imprenditoriale svolta, sostenendo che non sia stato arrecato un danno erariale in considerazione del fatto che le medesime componenti reddituali (ricavi) siano state in ogni caso dichiarate.
Contrariamente alla posizione dell’organo di controllo, il contribuente-ricorrente sosteneva che nessuna evasione potesse essere contestata in quanto i ricavi (riferiti ad acconti per l’acquisto di unità immobiliari) erano stati contabilizzati e dichiarati nell'anno in cui erano stati ricevuti...