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Diritto
06 Novembre 2019
Decreto 231: la responsabilità dell'ente è autonoma
Alla condanna dell'autore del reato presupposto non consegue automaticamente anche quella dell'organizzazione: è necessario accertare la sussistenza di un interesse o vantaggio di quest'ultima per condannarla.
In materia di responsabilità amministrativa degli enti, qualora il reato presupposto sia commesso da soggetto che esercita funzioni apicali, è onere della pubblica accusa dimostrare l'esistenza dell'illecito amministrativo, mentre l'ente ha l'onere di dimostrare, con effetti liberatori, di aver adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, un modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire reati della specie di quello accaduto.
L'assunto, contenuto in una pronuncia del 2014 a Sezioni Unite della Corte di Cassazione, è ribadito nella recente sentenza n. 43656/2019 della stessa Corte, che al riguardo aggiunge: “l'ente non è chiamato a rispondere di un fatto altrui, bensì proprio, atteso che il reato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da soggetti inseriti nella compagine della persona giuridica deve considerarsi tale in forza del rapporto di immedesimazione organica che lega i primi alla seconda”. Vale a dire che il reato commesso da soggetto apicale potrebbe far presupporre l'attuazione di una “politica aziendale” orientata al mancato rispetto delle norme.
Nel caso in esame, dopo un infortunio mortale, nei 2 giudizi di merito venivano riconosciuti colpevoli il capocantiere, perché nella sua qualità di preposto non aveva vigilato per assicurare la corretta osservanza delle norme antinfortunistiche, e la società nella persona del suo legale...