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Diritto 12 Marzo 2019

Difendersi di fronte al "ragionato sospetto" del Fisco


Risale a qualche settimana fa l'ultima pronuncia della Suprema Corte (Cass. Civ. Sez. VI, ordinanza 28.02.2019, n. 5873) con cui viene sancito il riparto dell'onere probatorio nelle ipotesi di fatturazioni per operazioni soggettivamente inesistenti. Nello specifico, i giudici di Piazza Cavour chiariscono come nel caso di operazioni “solo soggettivamente” inesistenti, è onere dell'Amministrazione Finanziaria (che procede con la contestazione del diritto del contribuente di dedurre il costo e detrarre l'IVA, corrisposte in ordine a fatturazioni riferibili in realtà a un soggetto diverso rispetto a quello che ha materialmente fatturato le operazioni oggetto di contestazione) fornir prova che il contribuente cessionario, nel momento di acquisizione del bene o servizio, sapesse già o avrebbe dovuto sapere (con l'uso della “media diligenza”) che l'operazione alla base della deduzione del costo o detrazione dell'IVA, si potesse iscrivere in un sistema di evasione o di frode fiscale. I giudici confermano, inoltre, che la prova del Fisco può essere fornita ricorrendo anche a presunzioni semplici che, in quanto tali, possono quindi fondarsi su fattori che, pur se motivati, rimangono sempre in un alveo indiziario. La conclusione offerta in tal caso dalla Cassazione consente uno spunto di riflessione sulle difficoltà che si riversano spesso a carico del contribuente. Infatti, nelle loro pronunce i...

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