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Società 28 Novembre 2022

Direttiva Europea presenza femminile nei Cda

Dopo anni approvata la normativa. Agli Stati membri 2 anni di tempo per adeguarsi.

Ci sono voluti 10 anni di dibattito e modifiche ma la Direttiva europea sulla necessaria presenza femminile nei Consigli di Amministrazione (c.d. Women on board) è stata finalmente approvata lo scorso 23.11.2022 dal Parlamento dell’Unione Europea. Gli Stati membri avranno 2 anni di tempo per recepirne il contenuto e dal mese di luglio 2026 le società quotate in borsa dovranno adottare misure per aumentare la presenza femminile nei loro consigli di amministrazione.

Sono escluse dal campo di applicazione della Direttiva le piccole e medie imprese con meno di 250 dipendenti; quelle di maggiori dimensioni dovranno introdurre procedure di assunzione trasparenti, in modo che almeno il 40% dei posti di amministratore non esecutivo o il 33% di tutti i posti di amministratore siano occupati dal sesso “sottorappresentato” entro la fine di giugno 2026. Peraltro l’Italia è già abbastanza vicina a queste percentuali: secondo l’European Institute for Gender Equality nel 2022 la presenza di membri donna nelle società più grandi quotate era del 39,6% grazie anche alla legge Golfo-Mosca del 2011.
L’obiettivo dovrebbe essere raggiunto introducendo procedure di assunzione trasparenti nelle società in modo che, entro la fine di giugno 2026, il 40% dei posti di amministratore senza incarichi esecutivi e il 33% di tutti i posti di amministratore siano occupati dal sesso sottorappresentato. Il merito rimarrà il criterio principale durante le procedure di selezione che, secondo la nuova normativa, dovranno essere trasparenti. Le società quotate dovranno fornire annualmente informazioni sulla rappresentazione di genere nei loro Cda alle autorità competenti e, se gli obiettivi non sono stati raggiunti, dovranno spiegare come intendono ottenerli. Tali informazioni saranno pubblicate sui siti delle società così da essere facilmente accessibili.
I Paesi membri della Ue dovranno prevedere “misure sanzionatorie effettive, dissuasive e proporzionate” nei confronti delle aziende che non applicheranno procedure di nomina aperte e trasparenti. Gli organi giudiziari dovranno avere il potere di sciogliere i consigli di amministrazione selezionati dalle società qualora dovessero violare i principi della direttiva.
La correlatrice Evelyn Regner, eurodeputata austriaca, ha dichiarato: “l’adozione della direttiva ‘Donne nei consigli di amministrazione’, dieci anni dopo la sua proposta, è un importante passo avanti verso la parità di genere. Stiamo finalmente dando alle donne una possibilità equa di ricoprire posizioni di vertice nelle aziende e stiamo migliorando la governance aziendale. Le donne sono innovative, intelligenti, forti e capaci di fare molte cose. Stiamo eliminando uno dei principali ostacoli che impediscono alle donne di ottenere i posti di comando: le reti informali maschili. D’ora in poi, la competenza conterà più che mai in una procedura di selezione, così come la trasparenza”.

La direttiva deve ora essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la data di pubblicazione. Come già si è detto, gli Stati membri dovranno recepire la nuova normativa entro 2 anni.