Imposte dirette 29 Dicembre 2025

Distinzione tra spese di pubblicità e di rappresentanza

La Cassazione ribadisce il criterio dello scopo perseguito per distinguere tra spese di pubblicità e di rappresentanza, ma la prassi applicativa evidenzia aree grigie che richiedono ulteriori indagini sull’inerenza, specie nelle sponsorizzazioni e negli eventi promozionali.

Per la Corte di Cassazione la distinzione tra le spese di rappresentanza e di pubblicità si fonda sull’indagine dello scopo dell’evento, nel senso che se l’obiettivo perseguito è quello di accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa con l’aumento della sua notorietà, la spesa va catalogata come spesa di rappresentanza, mentre se l’obiettivo principale ha una diretta finalità promozionale dei prodotti e servizi commercializzati, essa si connota come spesa di pubblicità. Tale spartiacque di qualificazione della spesa, ormai rispondente a una visione distintiva classica della Cassazione, non ha subito modifiche neppure a seguito del D.M. 28.03.2008. A parere di chi scrive, invece, tale decreto ha introdotto importanti spie segnaletiche volte ad attribuire un’oggettiva preponderanza della rilevanza espositiva dei prodotti, rispetto alla preordinazione dell’evento ad accrescere l’immagine dell’impresa, nel senso di privilegiare, in caso di compresenza di entrambi gli obiettivi, la funzione espositiva dei beni commercializzati, con la connotazione fiscale della spesa alla stregua di una spesa di pubblicità, non menomata sul piano del diritto della deduzione.Per la Cassazione (ord. 13.09.2025, n. 25143) il criterio discretivo tra spese di rappresentanza e spese di pubblicità è quello classico e va individuato negli obiettivi perseguiti, atteso che le prime sono sostenute per accrescere il prestigio dell'impresa senza dar luogo a una aspettativa...

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