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Diritto 10 Settembre 2021

Dovere di lealtà e probità nel processo tributario

La tempestiva produzione di prove e documenti in giudizio è da considerare nel novero del rispetto di tali criteri.

In materia di contenzioso tributario, da un lato viene consentito alle parti di produrre in appello nuovi documenti, anche preesistenti al giudizio di primo grado (art. 58, c. 2, D. Lgs. 546/1992), dall’altro lato resta ferma la possibilità di considerare una tale condotta alla stregua di una evidente violazione dei doveri di lealtà e probità che incombono sulle parti processuali. Una siffatta condotta potrebbe comportare dirette conseguenze in materia di regolamentazione delle spese di lite ex art. 15 D.Lgs. 546/1992, di norma riferibili alla condizione di soccombenza. Tale conclusione, che emerge da un passaggio nell’ordinanza n. 22784 (V Sez. Civ. della Cassazione), depositata il 12.08.2021, offre un importante spunto di riflessione sui criteri e le condizioni che presiedono al comportamento delle parti in giudizio, indipendentemente dal fatto che poi si verifichi o meno una situazione di soccombenza. In campo processual-civilistico è prevista una norma, contenuta nell’art. 88 c.p.c., in base alla quale le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità. Tale norma risulta evidentemente applicabile anche al processo tributario, nel cui contesto può anche assumere una connotazione di tipo sanzionatorio, volta essenzialmente a contrastare le condotte in violazione degli obblighi di tipo comportamentale che connotano e nel contempo assicurano il corretto (rectius:...

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